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	<title>olio &#8211; FoodScience</title>
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	<description>Igiene &#8226; Nutrizione &#8226; Sicurezza Alimentare</description>
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	<title>olio &#8211; FoodScience</title>
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		<title>Acrilammide negli alimenti: entra in vigore il nuovo Regolamento</title>
		<link>https://www.foodscience.it/acrilammide-negli-alimenti-nuovo-regolamento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[FoodScience]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 11:45:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[acrilammide]]></category>
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		<category><![CDATA[prodotti da forno]]></category>
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					<description><![CDATA[Entra in vigore il Regolamento Europeo che istituisce le misure di attenuazione e livelli di riferimento per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti. Le risposte a quelli che sono i quesiti più frequenti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Il nuovo Regolamento Europeo istituisce misure di attenuazione e livelli di riferimento per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti</h1>
<p><span style="font-size: 18pt;"><em>In questo articolo riportiamo le risposte a quelli che sono i quesiti più frequenti sulla sua applicazione</em></span></p>
<p>L&#8217;11 aprile 2018 entra in vigore il Regolamento Europeo che istituisce misure di attenuazione e livelli di riferimento per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti (Regolamento (UE) n.2158/2017).</p>
<p>Il Regolamento contiene importanti novità per gli operatori del settore alimentare che producono alcune categorie di alimenti ad alto rischio di presenza di acrilammide e stabilisce procedure operative da integrare all&#8217;interno del piano di autocontrollo per ridurre la presenza di questo pericoloso contaminante chimico di processo.</p>
<p>All&#8217;interno del testo normativo sono inoltre fissati i livelli di riferimento di acrilammide negli alimenti che non dovranno essere superati in occasione delle analisi eseguite in autocontrollo sui prodotti finiti.</p>
<h2>Cos&#8217;è l&#8217;acrilammide?</h2>
<p>Secondo la definizione del Regolamento (CEE) n. 315/93 del Consiglio, l&#8217;acrilammide è un contaminante e, in quanto tale, costituisce un pericolo chimico nella catena alimentare.</p>
<p>L&#8217;acrilammide è un composto organico a basso peso molecolare, altamente solubile in acqua, che si forma a partire dai costituenti asparagina e zuccheri naturalmente presenti in determinati alimenti preparati a temperature normalmente superiori a 120°C e con un basso grado di umidità. L&#8217;acrilammide si forma prevalentemente negli alimenti ricchi di carboidrati cotti al forno o fritti, costituiti da materie prime che contengono i suoi precursori, come i cereali, le patate e i chicchi di caffè.</p>
<p>Nel 2015 il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare dell&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha confermato le conclusioni delle precedenti valutazioni, secondo le quali l&#8217;acrilammide negli alimenti può aumentare il rischio di sviluppare un cancro per i consumatori in tutte le fasce di età. Essendo l&#8217;acrilammide presente in un&#8217;ampia gamma di alimenti di uso quotidiano tale preoccupazione riguarda tutti i consumatori, ma i bambini costituiscono la fascia di età più esposta in base al peso corporeo. I possibili effetti nocivi dell&#8217;acrilammide sul sistema nervoso, sullo sviluppo prenatale e postnatale e sulla riproduzione maschile non sono stati considerati motivo di preoccupazione, sulla base dei livelli di esposizione alimentare attuali. I livelli attuali di esposizione alimentare all&#8217;acrilammide per le varie fasce di età destano preoccupazione in relazione ai suoi effetti cancerogeni.</p>
<p>Per approfondire, il Ministero della Salute ha elaborato un <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=4&amp;ved=0ahUKEwil7LT_sJHaAhXMyKQKHXmvCHgQFgg_MAM&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.salute.gov.it%2Fimgs%2FC_17_opuscoliPoster_262_allegato.pdf&amp;usg=AOvVaw2ogqNDQnhgBlwpNki5RM1V" target="_blank" rel="noopener">utile opuscolo</a>.</p>
<h2>A chi si applica il Regolamento?</h2>
<p>Le misure di attenuazione previste dal nuovo Regolamento sulla presenza di acrilammide negli alimenti dovranno essere applicate da tutti gli operatori del settore alimentare che producono e immettono sul mercato i seguenti prodotti alimentari:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>patate fritte tagliate a bastoncino, altri prodotti tagliati fritti e patatine (chips), ottenuti a partire da patate fresche;</li>
<li>patatine, snack, cracker e altri prodotti a base di patate ottenuti a partire da pasta di patate;</li>
<li>pane;</li>
<li>cerali per la prima colazione (escluso il porridge);</li>
<li>prodotti da forno fini: biscotti, gallette, fette biscottate, barrette ai cereali, scones, coni, cialde, crumpets e pane con spezie (panpepato), nonché cracker, pane croccanti e sostituti del pane. In questa categoria per «cracker» si intende una galletta secca (prodotto da forno a base di farina di cereali);</li>
<li>caffè: caffè torrefatto e caffè (solubile) istantaneo;</li>
<li>succedanei del caffè;</li>
<li>alimenti per la prima infanzia e alimenti a base di cereali destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia, quali definiti nel regolamento (UE) n. 609/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio.</li>
</ol>
<h2>Come può essere ridotto il contenuto di acrilammide negli alimenti?</h2>
<p>In assenza di misure coerenti e obbligatorie che le imprese del settore alimentare devono applicare al fine di ridurre il tenore di acrilammide, è necessario garantire la sicurezza alimentare e ridurre la presenza di acrilammide nei prodotti alimentari costituiti da materie prime che contengono i suoi precursori stabilendo le opportune misure di attenuazione. Il tenore di acrilammide può essere ridotto adottando una strategia di attenuazione, ad esempio attuando buone pratiche in materia di igiene e applicando procedure basate sui principi dell&#8217;analisi dei pericoli e punti critici di controllo (procedure HACCP). <strong>I piani di autocontrollo dovranno di conseguenza essere aggiornati</strong> in base alle nuove disposizioni previste dal Regolamento.</p>
<p>Nello specifico, il nuovo Regolamento indica in due Allegati quali sono le misure di attenuazione per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti:</p>
<ul>
<li>Nell&#8217;<strong>Allegato I</strong> sono contenute le misure di attenuazione che dovranno essere applicate da tutti gli operatori che producono gli alimenti sopra menzionati.</li>
<li>Nell&#8217;<strong>Allegato II</strong> sono contenute le misure di attenuazione che dovranno essere applicate dagli operatori che  svolgono attività di vendita al dettaglio e/o riforniscono direttamente solo esercizi locali di vendita al dettaglio.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda i prodotti fritti, è inoltre necessario seguire le <a href="http://www.foodscience.it/raccomandazioni-uso-oli-nella-frittura/">raccomandazioni ministeriali per il corretto uso degli oli nelle fritture</a>.</p>
<div class="su-note"  style="border-color:#d5e0e3;"><div class="su-note-inner su-u-clearfix su-u-trim" style="background-color:#effafd;border-color:#ffffff;color:#333333;">I nostri clienti potranno trovare il dettaglio delle procedure operative da seguire all&#8217;interno della propria <a href="http://www.foodscience.it/wpc/pagina-login/">area riservata</a>.</div></div>
<h2>E&#8217; necessario effetturare delle analisi chimiche?</h2>
<p>Gli operatori del settore alimentare che  svolgono attività di vendita al dettaglio e/o riforniscono direttamente solo esercizi locali di vendita al dettaglio applicano solamente le misure di attenuazione di cui all&#8217;allegato II, parte A e sono pertanto <strong>esonerati dalla campionatura e analisi del prodotto finito</strong>. Tali operatori dovranno però essere in grado di fornire la prova dell&#8217;applicazione delle misure di attenuazione per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti e dovranno di conseguenza <strong>aggiornare il proprio piano di autocontrollo</strong> secondo le procedure HACCP.</p>
<p>Tutti gli altri operatori del settore alimentare che producono gli alimenti sopra menzionati dovranno invece predisporre un programma per la campionatura e l&#8217;analisi dei tenori di acrilammide negli alimenti prodotti con <strong>frequenza almeno annuale</strong>. Il campione deve essere rappresentativo della partita campionata e i tenori di acrilammide negli alimenti devono essere costantemente inferiori ai livelli di riferimento fissati dal Regolamento nell&#8217;allegato IV. Se dalla campionatura e dall&#8217;analisi risulta che il tenore di acrilammide è supeiore ai livelli di riferimento stabiliti , gli operatori del settore alimentare devono <strong>riesaminare senza indugio le misure di attenuazione adottate</strong>. Gli esiti delle analisi chimiche dovranno essere messe a disposizione dell&#8217;autorità competente unitamente alla descrizione dei prodotti analizzati.</p>
<p>Per quanto riguarda i laboratori di analisi, il campione deve essere analizzato in un laboratorio che utilizza metodi di analisi riconosciuti per la rilevazione e la quantificazione di acrilammide negli alimenti. L&#8217;analisi dell&#8217;acrilammide può essere sostituita da misurazioni delle caratteristiche del prodotto (colore) o parametri di processo, purché possa essere dimostrata una correlazione statistica tra caratteristiche del prodotto o parametri di processo e tenore di acrilammide.</p>
<p>Gli operatori dovranno infine tenere un registro delle misure di attenuazione adottate secondo le indicazioni contenute nell&#8217;Allegato I al Regolamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><div class="su-note"  style="border-color:#d4d4d4;"><div class="su-note-inner su-u-clearfix su-u-trim" style="background-color:#eeeeee;border-color:#ffffff;color:#333333;">
<h3 style="text-align: center;">Sei in regola con il tuo Manuale HACCP?</h3>
<p style="text-align: center;"><div class="su-button-center"><a href="http://www.foodscience.it/contatti" class="su-button su-button-style-flat" style="color:#ffffff;background-color:#0088CC;border-color:#006da4;border-radius:0px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:8px 26px;font-size:20px;line-height:30px;border-color:#4dacdc;border-radius:0px;text-shadow:none"><i class="sui sui-envelope-o" style="font-size:20px;color:#FFFFFF"></i> CONTATTACI</span></a></div>
<p style="text-align: center;"></div></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Raccomandazioni sull&#8217;uso degli oli nella frittura</title>
		<link>https://www.foodscience.it/raccomandazioni-uso-oli-nella-frittura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[FoodScience]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2017 12:06:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[acrilammide]]></category>
		<category><![CDATA[acroleina]]></category>
		<category><![CDATA[frittura]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
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					<description><![CDATA[La qualità degli oli nelle fritture deve essere gestita all'interno del Manuale HACCP in quanto rappresenta un rischio concreto di contaminazione chimica dei prodotti. Scopriamo come e perchè e quali sono le raccomandazioni ministeriali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>La qualità degli oli nella frittura deve essere gestita all&#8217;interno del Manuale HACCP in quanto rappresenta un rischio concreto di contaminazione chimica dei prodotti</h1>
<p><span style="font-size: 18pt;"><em>Scopriamo come, perchè e quali sono le raccomandazioni ministeriali</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;uso della friggitrice per la cottura di alcuni prodotti permette di conseguire la sicurezza microbiologica grazie alle temperature che vengono raggiunte (170°C &#8211; 180°C), tuttavia la salubrità del prodotto può venire meno se si fa un utilizzo scorretto dei grassi e degli oli nella frittura. Infatti, durante la cottura ad alte temperature gli oli nella frittura subiscono una complessa serie di trasformazioni e modificazioni chimiche, con la possibile formazione di sostanze potenzialmente cancerogene (vedasi per esempio l&#8217;acroleina e l&#8217;<a href="http://www.foodscience.it/acrilammide-negli-alimenti-nuovo-regolamento/">acrilammide</a>).</p>
<p>La progressiva alterazione dei grassi e degli oli nella frittura  si evidenzia attraverso una serie di cambiamenti fisico-chimici (intensificazione del colore: scurimento, aumento della viscosità, aumento della tendenza a formare schiuma, abbassamento del punto di fumo). La causa di queste modificazioni è l&#8217;ossidazione della componente trigliceridica con formazione di perossidi, derivati carbonilici, acidi grassi liberi e polimeri, composti volatili di varia natura. L&#8217;entità di queste trasformazioni è dipendente dalla temperatura e dal tempo di utilizzo, dalla presenza in tracce di metalli che fungono da catalizzatori dell&#8217;ossidazione, dalla natura degli alimenti posti in frittura, dalla composizione dell&#8217;olio di partenza. Le differenze nel contenuto in acidi grassi degli oli e dei grassi sono di primaria importanza nel determinare la stabilità al riscaldamento. In particolare gli oli ed i grassi ad alto grado di insaturazione (soprattutto polinsaturi) sono meno indicati, in quanto meno stabili ai trattamenti termici prolungati e ripetuti. L&#8217;olio d&#8217;oliva, ad esempio, è da considerarsi fra quelli più stabili.</p>
<p>Da quanto detto appare evidente che nelle attività professionali le procedure per la gestione degli oli e delle attrezzature impiegate per preparare i fritti devono essere formalizzate all&#8217;interno del Manuale HACCP, in quanto se non correttamente condotte possono rappresentare un <a href="http://www.foodscience.it/acrilammide-negli-alimenti-nuovo-regolamento/">rischio concreto di contaminazione chimica dei prodotti</a>.</p>
<div class="su-quote su-quote-style-default"><div class="su-quote-inner su-u-clearfix su-u-trim"><span style="font-size: 18pt;">La gestione degli oli e delle attrezzature impiegate per preparare i fritti deve essere formalizzata all&#8217;interno del Manuale HACCP</span></div></div>
<p>L&#8217;allora Ministero della Sanità, nel lontano 1991 emanò una circolare (la n. 1 dell’ 11/01/1991), nella quale erano riportate le regole e le raccomandazioni per l&#8217;uso corretto di oli e grassi impiegati nella frittura degli alimenti. Raccomandazioni che nonostante l&#8217;età del documento sono ancora valide ed attuali.</p>
<h2>Raccomandazioni ministeriali sull&#8217;uso degli oli nella frittura</h2>
<ol>
<li>Utilizzare per la frittura solo gli oli o i grassi alimentari idonei a tale trattamento in quanto più resistenti al calore.</li>
<li>Curare una adeguata preparazione degli alimenti da friggere, evitando per quanto possibile la presenza di acqua e l&#8217;aggiunta di sale e spezie che accelerano l&#8217;alterazione degli oli e dei grassi. Il sale e le spezie dovrebbero essere aggiunti all&#8217;alimento, preferibilmente, dopo la frittura.</li>
<li>Evitare tassativamente che la temperatura dell&#8217;olio superi i 180°C. Temperature superiori ai 180°C accelerano infatti l&#8217;alterazione degli oli e dei grassi. È opportuno quindi munire la friggitrice di un termostato.</li>
<li>Dopo la frittura è bene agevolare mediante scolatura l&#8217;eliminazione dell&#8217;eccesso di olio assorbito dall&#8217;alimento.</li>
<li>Provvedere ad una frequente sostituzione degli oli e dei grassi. Vigilare sulla qualità dell&#8217;olio durante la frittura, tenendo presente che un olio molto usato si può già riconoscere dall&#8217;imbrunimento, dalla viscosità e dalla tendenza a produrre fumo durante la frittura.</li>
<li>Filtrare l&#8217;olio usato, se ancora atto alla frittura, su idonei sistemi e/o sostanze inerti (coadiuvanti di filtrazione); pulire a fondo il filtro e la vasca dell&#8217;olio. Le croste carbonizzate, i residui oleosi viscosi o i resti di un olio vecchio accelerano l&#8217;alterazione dell&#8217;olio.</li>
<li>Evitare tassativamente la pratica della &#8220;ricolmatura&#8221; (aggiunta di olio fresco all&#8217;olio usato). L&#8217;olio fresco si altera molto più rapidamente a contatto con l&#8217;olio usato.</li>
<li>Proteggere gli oli ed i grassi dalla luce.</li>
</ol>
<p>Alle raccomandazioni fornite dalla circolare, è consigliato aggiungere anche i seguenti accorgimenti:</p>
<ul>
<li>Gli oli più idonei alla frittura sono quelli ad elevato numero di acidi grassi saturi (per esempio olio di oliva e olio di arachidi). Meno indicati, a causa del loro elevato numero di acidi grassi insaturi e basso punto di fumo sono l&#8217;olio di mais, di girasole, di semi (vari) e di soia.</li>
<li>Non lasciare a caldo più del necessario: l&#8217;abitudine di tenere a caldo la friggitrice per più ore, per comodità, peggiora notevolmente la qualità dell&#8217;olio.</li>
<li>Proteggere dalla luce anche l&#8217;olio eventualmente rimasto nella friggitrice, per esempio, chiudendo il coperchio della friggitrice dopo l&#8217;uso.</li>
<li>Ricordiamo infine che l&#8217;olio usato deve essere smaltito come rifiuto speciale attraverso una ditta specializzata.</li>
<li>Adottare le <a href="http://www.foodscience.it/acrilammide-negli-alimenti-nuovo-regolamento/">misure previste dal Regolamento UE n. 2158/2017 per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti</a>.</li>
</ul>
<h2>Misurazione dei composti polari</h2>
<p>La qualità di un olio impiegato in una frittura può (e deve) essere monitorata attraverso la misurazione dei composti polari.</p>
<p>La circolare ministeriale specifica che gli oli, i grassi e le loro miscele, utilizzati per fritture, non possono essere più impiegati quando abbiano raggiunto un limite di deterioramento espresso come contenuto di costituenti polari, che non devono superare i 25 g/100 g (ovvero il 25%).</p>
<p>Attualmente esistono strumenti specifici, portatili o monouso, con cui è possibile misurare in modo rapido e semplice la percentuale di composti polari presenti nell&#8217;olio di frittura. La misura si può effettuare direttamente nell&#8217;olio caldo introducendo la sonda del misuratore di composti polari nella friggitrice.</p>
<p>Le modalità e la frequenza con cui è necessario effettuare questa verifica devono essere formalizzate all&#8217;interno del piano di autocontrollo aziendale redatto secondo il sistema HACCP.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="su-note"  style="border-color:#d4d4d4;"><div class="su-note-inner su-u-clearfix su-u-trim" style="background-color:#eeeeee;border-color:#ffffff;color:#333333;">
<h3 style="text-align: center;">Sei in regola con il tuo Manuale HACCP?</h3>
<div class="su-button-center"><a href="http://www.foodscience.it/contatti" class="su-button su-button-style-flat" style="color:#ffffff;background-color:#0088CC;border-color:#006da4;border-radius:0px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:8px 26px;font-size:20px;line-height:30px;border-color:#4dacdc;border-radius:0px;text-shadow:none"><i class="sui sui-envelope-o" style="font-size:20px;color:#FFFFFF"></i> CONTATTACI</span></a></div>
</div></div>
<p>&nbsp;</p>
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