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	<title>Domande e Risposte &#8211; FoodScience</title>
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	<description>Igiene &#8226; Nutrizione &#8226; Sicurezza Alimentare</description>
	<lastBuildDate>Sun, 24 Jan 2021 21:02:34 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Domande e Risposte &#8211; FoodScience</title>
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	<item>
		<title>Conservazione dei molluschi bivalvi vivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[FoodScience]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 17:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[Etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[conservazione]]></category>
		<category><![CDATA[molluschi]]></category>
		<category><![CDATA[molluschi bivalvi vivi]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti ittici]]></category>
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					<description><![CDATA[I molluschi bivalvi vivi (insieme ai gasteropodi marini, gli echinodermi e i tunicati vivi) sono animali vivi considerati alimento.
Per le loro peculiarità biologiche, legate in primis alla capacità di filtrare grandi quantitativi di acqua di mare e quindi di concentrare all'interno dei tessuti contaminanti sia chimici che microbiologici, i molluschi bivalvi vivi sono spesso oggetto di numerose attenzioni in ambito igienico sanitario.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Cozze (o mitili), vongole, ostriche e non solo&#8230;<br />
Scopriamo le regole per la corretta conservazione dei Molluschi Bivalvi Vivi</h1>
<p>I molluschi bivalvi vivi (insieme a gasteropodi marini, echinodermi e tunicati vivi) sono animali vivi considerati alimento.<br />
Per le loro peculiarità biologiche, legate in primis alla capacità di filtrare grandi quantitativi di acqua di mare (e quindi di concentrare all&#8217;interno dei tessuti contaminanti sia chimici che microbiologici), i molluschi bivalvi vivi sono oggetto di numerose attenzioni in ambito igienico sanitario.</p>
<p>I principali pericoli sanitari di tipo biologico sono rappresentati dalla possibile presenza di microrganismi quali Salmonella, Escherichia coli, Vibrio parahaemolyticus, Virus dell&#8217;Epatite A, Norovirus e da biotossine algali. Fra i principali pericoli sanitari chimici è invece possibile riscontrare la presenza di metalli pesanti quali Piombo, Cadmio e Mercurio.</p>
<p>Per queste ragioni i molluschi bivalvi vivi sono soggetti a specifiche normative igienico sanitarie disciplinate, in primis, dal Regolamento CE n. 853/2004.<br />
A prescindere dalle acque di provenienza (classificate in aree A, B e C a seconda delle caratteristiche igienico-sanitarie date dal livello di contaminazione microbiologica di origine fecale) tutti i molluschi bivalvi vivi non possono essere immessi sul mercato per la vendita al dettaglio se non attraverso un Centro di Spedizione Molluschi dove vengono confezionati ed etichettati.</p>
<p>I molluschi bivalvi devono essere commercializzati vivi, ovvero devono mantenere una reazione adeguata alle percussioni, offrire resistenza all&#8217;apertura e contenere livelli normali di liquido intervalvare. Oltre alle confezioni tradizionali in reti di plastica e alla cassette di legno per le ostriche, i molluschi bivalvi possono essere confezionati sottovuoto e in atmosfera protetta, metodi che garantiscono una buona sopravvivenza del prodotto.</p>
<div class="su-quote su-quote-style-default"><div class="su-quote-inner su-u-clearfix su-u-trim">I molluschi bivalvi devono essere commercializzati vivi, ovvero devono mantenere una reazione adeguata alle percussioni, offrire resistenza all&#8217;apertura e contenere livelli normali di liquido intervalvare</div></div>
<h2>Etichettatura dei molluschi bivalvi vivi<strong><br />
</strong></h2>
<p>Sulle confezioni dei molluschi devono essere apposte etichette resistenti all&#8217;acqua con i seguenti dati:</p>
<ul>
<li>Marchio di identificazione del Centro di Spedizione</li>
<li>Denominazione comune e denominazione scientifica del bivalve</li>
<li>Data di imballaggio, con indicazione almeno del giorno e del mese</li>
<li>Termine minimo di conservazione (TMC) completato dall’indicazione del periodo in cui il prodotto può essere conservato presso il consumatore. Il TMC indica “da consumarsi preferibilmente entro”. In deroga alla direttiva 2000/13/CE, il TMC può essere sostituito dalla menzione “Questi animali devono essere vivi al momento dell’acquisto”.</li>
</ul>
<p>A tal proposito è doveroso ricordare che gli operatori del settore alimentare esercenti attività di ristorazione e/o somministrazione devono conservare per almeno 60 giorni l&#8217;etichetta apposta su ogni imballaggio di molluschi bivalvi vivi che non siano imballati in colli per la vendita al minuto.</p>
<h2>Conservazione dei molluschi bivalvi vivi<strong><br />
</strong></h2>
<p>I molluschi bivalvi devono essere vivi al momento dell’acquisto da parte del consumatore finale e le operazioni che subiscono devono garantire la vitalità dell’animale. La capacità di vivere fuori dall’acqua è diversa a seconda delle specie ed è influenzata dalla qualità dell’ambiente in cui gli animali vivono, dalle modalità di raccolta e dai successivi trattamenti.<br />
Gli operatori del settore alimentare che conservano e trasportano molluschi bivalvi vivi devono garantire che questi ultimi siano mantenuti ad una temperatura che non pregiudichi la sicurezza alimentare e la loro vitalità. In altre parole, la temperatura di conservazione deve, da una parte, permettere di mantenere la vitalità delle specie, e, dall’altra, evitare proliferazioni batteriche all’interno dell’animale. Per questa ragione sui molluschi bivalvi e gasteropodi vivi, a differenza di altri prodotti ittici, non si esegue la ghiacciatura, perchè il contatto diretto e prolungato con il ghiaccio potrebbe causare shock termici e comprometterne la vitalità.</p>
<p>Pur tenendo conto delle differenze legate alle diverse specie di molluschi bivalvi, la temperatura media suggerita e compatibile sia con la sicurezza alimentare che con la vitalità degli stessi è prossima a 6° C. L’esposizione a temperature superiori a 6° C, che non pregiudicano la vitalità dei molluschi bivalvi, può condizionarne la sicurezza in maniera direttamente proporzionale al tempo di esposizione ed all’aumento della temperatura. Il limite di criticità è la permanenza dei molluschi per più di 4 ore a temperatura superiore a 10°C.</p>
<div class="su-quote su-quote-style-default"><div class="su-quote-inner su-u-clearfix su-u-trim">Compete all’operatore del settore alimentare garantire che il tempo di conservazione/trasporto dei molluschi bivalvi ad una determinata temperatura non ne compromette la sicurezza alimentare e la vitalità<sup>1</sup> </div></div>
<h2>I consigli dell&#8217;Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie<sup>2</sup><strong><br />
</strong></h2>
<p>Quando si acquistano molluschi bivalvi è molto importante fare attenzione ad alcune caratteristiche che sono indice della sicurezza del prodotto:</p>
<ul>
<li>I bivalvi devono essere acquistati solamente in luoghi come pescherie e supermercati, regolarmente registrati dall’autorità sanitaria competente</li>
<li>Al momento della vendita, il prodotto non deve mai essere tenuto immerso in acqua</li>
<li>La confezione deve essere sigillata e presentare la relativa etichetta</li>
<li>Il prodotto può anche essere venduto sfuso, ma in questo caso il venditore deve prelevare i bivalvi da confezioni (in genere di 5-10 kg al massimo) di cui conserva l’etichetta per almeno i 60 gg successivi</li>
<li>Al momento dell’acquisto i bivalvi devono essere vivi e vitali, controllando che le due valve siano ben chiuse e integre</li>
<li>I bivalvi devono opporre resistenza all’apertura e contenere liquido intervalvare che deve essere limpido</li>
<li>L’odore all’apertura deve essere tipico di quella specie, leggermente di salso, e mai sgradevole</li>
</ul>
<h2>Come consumare i molluschi bivalvi?</h2>
<p>Una volta portati a casa, se non consumati subito, i bivalvi vanno conservati in frigorifero (da 0°C a +4°C) per un periodo in genere non superiore a 3- 4 giorni e comunque fino a quando sono ancora vivi. In generale, è buona norma cuocere i bivalvi: una cottura che si prolunghi per 5 minuti a partire da quando le valve si sono aperte garantisce da qualsiasi pericolo microbiologico, anche per quei potenziali patogeni (alcune specie di vibrio e gruppi di virus enterici) la cui presenza non è ancora verificata all’interno dei controlli sanitari di routine per via della complessità di analisi di laboratorio che questi controlli comportano. Acidificare la polpa dei bivalvi con limone o aceto non comporta alcuna eliminazione di eventuali germi patogeni presenti.</p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><span style="text-decoration: underline;">Bibliografia:<br />
</span>(1) Intesa, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano concernente le linee guida per l’applicazione del Regolamento (CE) 854/2004 e del Regolamento (CE) 853/2004 nel settore dei molluschi. Rep. Atti n. 79/CRS dell’8 luglio 2010<br />
</span><span style="font-size: 10pt;">(2) IZSVe Appunti di scienza 10. Molluschi bivalvi&#8230; frutti del nostro mare (ed.2012)<br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><div class="su-note"  style="border-color:#d4d4d4;"><div class="su-note-inner su-u-clearfix su-u-trim" style="background-color:#eeeeee;border-color:#ffffff;color:#333333;">
<h3 style="text-align: center;">Sei in regola con il tuo Manuale HACCP?</h3>
<p style="text-align: center;"><div class="su-button-center"><a href="http://www.foodscience.it/contatti" class="su-button su-button-style-flat" style="color:#ffffff;background-color:#0088CC;border-color:#006da4;border-radius:0px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:8px 26px;font-size:20px;line-height:30px;border-color:#4dacdc;border-radius:0px;text-shadow:none"><i class="sui sui-envelope-o" style="font-size:20px;color:#FFFFFF"></i> CONTATTACI</span></a></div>
<p style="text-align: center;"></div></div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Campionatura rappresentativa del pasto: è obbligatoria?</title>
		<link>https://www.foodscience.it/campionatura-rappresentativa-del-pasto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[FoodScience]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2017 14:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[campionatura pasto]]></category>
		<category><![CDATA[mense]]></category>
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					<description><![CDATA[La campionatura rappresentativa del pasto è spesso richiesta dalle condizioni di fornitura presenti nelle gare di appalto, in particolar modo qualora si operi nel contesto di consumatori particolarmente sensibili come avviene nelle mense scolastiche e nelle strutture assistenziali e ospedaliere]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prendendo spunto dal <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/09/14/morto-dopo-pranzo-nozze-attesi-esami_2601ee8b-ea3f-49a1-abc8-bdb8e315de13.html" target="_blank" rel="noopener">recente episodio</a> di tossinfezione alimentare e relative indagini condotte dai Nas per accertarne le cause, ci è stato chiesto se la campionatura rappresentativa del pasto da parte dell&#8217;operatore del settore alimentare (OSA) sia una procedura obbligatoria.</p>
<p>La conservazione del campione del pasto non rientra tra le <a href="http://www.foodscience.it/consulenza-haccp-e-sicurezza-alimentare/">procedure preventive di controllo del rischio igienico</a>. Piuttosto mira a garantire la rintracciabilità dei prodotti consumati nei giorni antecedenti l’insorgenza di sintomatologia collettiva di una sospetta tossinfezione alimentare. Resta, tuttavia, un importante punto di verifica del processo produttivo.<br />
Non ci risulta l&#8217;esistenza di normative cogenti a livello nazionale o regionale che obblighino il ristoratore e in generale anche gli altri OSA a procedere obbligatoriamente a una campionatura del pasto. Tuttavia&#8230;</p>
<h2>Campionatura rappresentativa del pasto nelle gare d&#8217;appalto</h2>
<p>E&#8217; da sottolineare che la campionatura rappresentativa del pasto è spesso richiesta dalle condizioni di fornitura presenti nelle gare di appalto, in particolar modo qualora si operi nel contesto di consumatori particolarmente sensibili come avviene nelle mense scolastiche e nelle strutture assistenziali e ospedaliere.</p>
<p>Nelle attuali <a href="http://www.foodscience.it/ristorazione-assistenziale-scolastica/">Linee di indirizzo nazionali per la ristorazione scolastica e assistenziale</a>,  e anche in quelle della Regione Toscana, non vi è fatta menzione.<br />
La Regione Lombardia, invece, nelle proprie <a href="http://www.buonalombardia.regione.lombardia.it/shared/ccurl/306/392/Linee%20guida%20Regione%20Lombardia%20ristorazione%20scolastica.pdf" target="_blank" rel="noopener">Linee guida per la ristorazione scolastica</a>, indica espressamente che la campionatura rappresentativa del pasto e la corretta conservazione del campione rientra tra le clausole inderogabili da esplicitare nel capitolato d’appalto, in caso di committenza del servizio. Le Linee Guida specificano anche le modalità operative, che possono essere prese come un valido riferimento generale.</p>
<h2>Modalità per eseguire la campionatura rappresentativa del pasto</h2>
<p>In ogni unità di produzione deve essere effettuato un campione, rappresentativo del pasto completo del giorno, a cura del responsabile dell’unità stessa. Devono essere prelevati gli alimenti che hanno subito un processo di trasformazione in loco, cotti e non.<br />
La Circolare n. 45/SAN della Regione Lombardia indica le procedure base per il campionamento:</p>
<ul>
<li>il campione deve essere raccolto al termine del ciclo di preparazione, se possibile, in ogni luogo di consumo o, altrimenti, nel Centro Cottura;</li>
<li>il campione deve essere rappresentativo di ogni produzione; deve, cioè, rappresentare gli alimenti ottenuti attraverso un processo di preparazione praticamente identico; ogni tipo di alimento deve essere in quantità sufficiente per <a href="http://www.foodscience.it/consulenza-haccp-e-sicurezza-alimentare#sicurezza">eventuali analisi</a>, cioè di almeno 150 grammi edibili;</li>
<li>il campione deve essere mantenuto refrigerato a circa +4 °C per 72 ore dal momento della preparazione e in idonei contenitori ermeticamente chiusi;</li>
<li>il contenitore deve riportare un’etichetta con le seguenti indicazioni: ora e giorno dell’inizio della conservazione e denominazione del prodotto;</li>
<li>il personale deve essere <a href="http://www.foodscience.it/consulenza-haccp-e-sicurezza-alimentare#formazione">formato e responsabilizzato</a> circa tali procedure di prelievo e conservazione del pasto.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<div class="su-note"  style="border-color:#d4d4d4;"><div class="su-note-inner su-u-clearfix su-u-trim" style="background-color:#eeeeee;border-color:#ffffff;color:#333333;">
<h3 style="text-align: center;">Hai bisogno di una nostra consulenza?</h3>
<div class="su-button-center"><a href="http://www.foodscience.it/contatti" class="su-button su-button-style-flat" style="color:#ffffff;background-color:#0088CC;border-color:#006da4;border-radius:0px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:8px 26px;font-size:20px;line-height:30px;border-color:#4dacdc;border-radius:0px;text-shadow:none"><i class="sui sui-envelope-o" style="font-size:20px;color:#FFFFFF"></i> CONTATTACI</span></a></div>
</div></div>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Elenco alimenti con indicazione del paese d&#8217;origine obbligatoria in etichetta</title>
		<link>https://www.foodscience.it/alimenti-con-indicazione-paese-origine-obbligatoria-etichetta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[FoodScience]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 18:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[Etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[origine]]></category>
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					<description><![CDATA[Quali sono gli alimenti per i quali l&#8217;indicazione del paese d&#8217;origine è obbligatoria in etichetta? L&#8217;indicazione del paese d&#8217;origine o del luogo di provenienza è regolamentata in via generale dal Regolamento UE n.1169/2011. Il Regolamento UE n. 1169/2011 all&#8217;art. 26 &#8220;Paese d&#8217;origine o luogo di provenienza&#8221; specifica, infatti, che l&#8217;indicazione del paese d&#8217;origine o del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Quali sono gli alimenti per i quali l&#8217;indicazione del paese d&#8217;origine è obbligatoria in etichetta?</h1>
<p>L&#8217;indicazione del paese d&#8217;origine o del luogo di provenienza è regolamentata in via generale dal Regolamento UE n.1169/2011.</p>
<p>Il Regolamento UE n. 1169/2011 all&#8217;art. 26 &#8220;<strong>Paese d&#8217;origine o luogo di provenienza</strong>&#8221; specifica, infatti, che l&#8217;indicazione del paese d&#8217;origine o del luogo di provenienza è obbligatoria nel caso in cui l&#8217;<strong>omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore</strong> in merito al paese d&#8217;origine o al luogo di provenienza o quando il luogo di provenienza dell&#8217;alimento non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario (anche se su quest&#8217;ultimo punto si attende ancora l&#8217;adozione di specifici atti di esecuzione).</p>
<p>Tuttavia, esistono normative di settore europee o nazionali che impongono l&#8217;indicazione del paese d&#8217;origine per alcuni alimenti. Un esempio ci viene offerto dai recenti Decreti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che hanno introdotto, in via sperimentale, l&#8217;<a href="http://www.foodscience.it/indicazione-obbligatoria-origine-prodotti-lattiero-caseari/">obbligo dell&#8217;indicazione del pase d&#8217;origine per i prodotti lattiero caseari </a>e <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12217">per il riso e la pasta</a>. Attualmente, i prodotti alimentari per i quali è obbligatoria l&#8217;indicazione del paese d&#8217;origine sono i seguenti:</p>
<blockquote><p><strong>Alimenti con l&#8217;obbligo dell&#8217;indicazione del paese d&#8217;origine:</strong></p>
<ul>
<li>Carne bovina</li>
<li>Carne suina</li>
<li>Carne ovina e caprina</li>
<li>Carne di agnello</li>
<li>Carne di pollo e specie avicole</li>
<li>Ortofrutticoli freschi</li>
<li>Uova</li>
<li>Miele</li>
<li>Passata di pomodoro</li>
<li>Latte, formaggi e derivati</li>
<li>Pesce</li>
<li>Olio di oliva extravergine</li>
<li>Grano e semola nella pasta</li>
<li>Riso</li>
</ul>
</blockquote>
<h3></h3>
<div class="su-note"  style="border-color:#d4d4d4;"><div class="su-note-inner su-u-clearfix su-u-trim" style="background-color:#eeeeee;border-color:#ffffff;color:#333333;">
<h3 style="text-align: center;">Vuoi sapere se le tue etichette sono a norma?</h3>
<div class="su-button-center"><a href="http://www.foodscience.it/contatti" class="su-button su-button-style-flat" style="color:#ffffff;background-color:#0088CC;border-color:#006da4;border-radius:0px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:8px 26px;font-size:20px;line-height:30px;border-color:#4dacdc;border-radius:0px;text-shadow:none"><i class="sui sui-envelope-o" style="font-size:20px;color:#FFFFFF"></i> CONTATTACI</span></a></div>
</div></div>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Corsi HACCP in Toscana: FAQ</title>
		<link>https://www.foodscience.it/corsi-haccp-toscana/</link>
					<comments>https://www.foodscience.it/corsi-haccp-toscana/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[FoodScience]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 15:09:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Corsi e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[alimentaristi]]></category>
		<category><![CDATA[corso HACCP]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[regione toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa sono i corsi HACCP? A cosa servono? Quanto durano? Hanno una scadenza? In questo articolo abbiamo riassunto le risposte alle principali domande che ci vengono poste di solito sui corsi HACCP. Se non trovi la risposta alla tua domanda puoi sempre contattarci o lasciare un commento in fondo all&#8217;articolo. Buona lettura! &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-421 size-medium" style="margin-bottom: 20px;" src="http://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/questions-1014060_1920-300x300.jpg" alt="corsi haccp toscana" width="300" height="300" srcset="https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/questions-1014060_1920-300x300.jpg 300w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/questions-1014060_1920-150x150.jpg 150w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/questions-1014060_1920-768x768.jpg 768w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/questions-1014060_1920-1024x1024.jpg 1024w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/questions-1014060_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Cosa sono i corsi HACCP? A cosa servono? Quanto durano? Hanno una scadenza?</h2>
<p>In questo articolo abbiamo riassunto le risposte alle principali domande che ci vengono poste di solito sui corsi HACCP.<br />
Se non trovi la risposta alla tua domanda puoi sempre <a href="http://www.foodscience.it/contatti">contattarci</a> o lasciare un commento in fondo all&#8217;articolo.</p>
<p>Buona lettura!</p>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<div class="su-accordion su-u-trim">
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>Cosa sono i corsi HACCP?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim"> I<strong> corsi di formazione per alimentaristi</strong> (comunemente chiamati anche &#8220;<strong>corsi HACCP</strong>&#8220;) sono corsi in sostituzione dell&#8217;ex-libretto sanitario. I corsi HACCP appartengono alla categoria dei <strong>corsi dovuti per legge</strong>. La loro frequenza è pertanto obbligatoria per poter lavorare professionalmente nel settore alimentare. I corsi HACCP sono normati a livello regionale. Per quanto riguarda la Regione Toscana la normativa di riferimento è la D.G.R.T. n. 559/2008 (contenente gli “<a href="http://www.regione.toscana.it/-/adempiere-agli-obblighi-formativi-per-alimentaristi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Indirizzi in materia di formazione degli alimentaristi</a>“). </div></div>
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>A cosa servono i corsi HACCP?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim"> I corsi HACCP consentono di <strong>acquisire le basi teoriche dei corretti comportamenti in ambito igienico-sanitario</strong> e forniscono gli strumenti pratici per poter <strong>manipolare in totale sicurezza i prodotti alimentari</strong>, dalle materie prime ai prodotti finiti.  La frequenza dei corsi HACCP consente di poter esercitare, a seconda del profilo seguito, la mansione di addetto, titolare o responsabile del piano di autocontrollo (o <a href="http://www.foodscience.it/consulenza-haccp-e-sicurezza-alimentare" target="_blank" rel="noopener noreferrer">manuale HACCP</a>) in attività alimentari semplici o complesse (ovvero con o senza manipolazione diretta di alimenti).</div></div>
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>Dove si svolgono i corsi HACCP?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim"> I corsi HACCP sono normalmente organizzati da Agenzie Formative accreditate. E&#8217; tuttavia possibile organizzare anche corsi aziendali direttamente presso la sede del cliente. Vuoi sapere come? <a href="http://www.foodscience.it/contatti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Contattaci</a>! </div></div>
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>Chi sono i docenti dei corsi HACCP?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim"> Questa è la parte più importante! La Regione Toscana ha predisposto un elenco dei requisiti professionali che devono avere i docenti. Oltre a un titolo di studio in materie attinenti alla sicurezza alimentare è richiesta una <strong>specifica esperienza professionale documentata</strong>. E&#8217; buona norma informarsi prima sulle credenziali del docente. Solo un professionista esperto nel settore della sicurezza alimentare potrà trasmettere tutte quelle nozioni che saranno poi utili nella pratica lavorativa. I formatori di <strong>FoodScience</strong> hanno <strong>anni di esperienza pratica sia come docenti che come consulenti esperti in nutrizione e sicurezza alimentare</strong>. Con noi si va sul sicuro!</div></div>
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>Quanto dura un corso HACCP?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim"> I corsi HACCP in Toscana sono strutturati in <strong>unità formative della durata di 4 ore ciascuna</strong>. La durata è variabile in funzione del profilo che si deve conseguire e va da un minimo di 8 ore (per gli addetti con mansione alimentare semplice) ad un massimo di 16 ore (per i Titolari o i Responsabili dei piani di autocontrollo). </div></div>
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>Come faccio a sapere quale profilo devo seguire?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim"> Puoi approfondire leggendo la nostra <a href="http://www.foodscience.it/scegliere-il-corso-haccp-toscana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">guida pratica per la scelta del corso HACCP in Toscana</a>. </div></div>
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>Quali argomenti sono affrontati nei corsi HACCP?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim">
<p>I corsi HACCP in Toscana sono strutturati in unità formative (UF)  all&#8217;interno delle quali sono affrontati gli argomenti di igiene e sicurezza alimentare previsti dalla normativa regionale, ovvero:</p>
<p><strong>I UF</strong> (unità di base, comune a tutti i profili):</p>
<ul>
<li>Rischi e pericoli alimentari: chimici, fisici, microbiologici e loro prevenzione;</li>
<li>Metodi di autocontrollo e principi del <a href="http://www.foodscience.it/consulenza-haccp-e-sicurezza-alimentare" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sistema HACCP</a>;</li>
<li>Obblighi e responsabilità dell’industria alimentare.</li>
</ul>
<p><strong>II UF </strong>(unità riservata ai titolari e ai responsabili dei piani di autocontrollo):</p>
<ul>
<li>Le principali parti costitutive di un <a href="http://www.foodscience.it/consulenza-haccp-e-sicurezza-alimentare" target="_blank" rel="noopener noreferrer">piano di autocontrollo</a>;</li>
<li>Identificazione dei punti critici, loro monitoraggio e misure correttive;</li>
<li>Le procedure di controllo delocalizzate e le GMP.</li>
</ul>
<p><strong>III UF</strong> (unità di base, comune a tutti i profili):</p>
<ul>
<li>Conservazione degli alimenti;</li>
<li>Approvvigionamento materie prime;</li>
<li>Pulizia e sanificazione dei locali e delle attrezzature;</li>
<li>Igiene personale.</li>
</ul>
<p><strong>IV UF</strong> (unità riservata ai titolari e ai responsabili dei piani di autocontrollo e agli addetti alla produzione e preparazione di alimenti):</p>
<ul>
<li>Individuazione e controllo dei rischi specifici nelle principali fasi del processo produttivo delle singole tipologie di attività.</li>
</ul>
</div></div>
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>Cosa ottengo alla fine del corso HACCP?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim"> Previo superamento di una verifica di apprendimento viene rilasciato un attestato di formazione individuale che riporta il profilo seguito. </div></div>
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>I corsi HACCP hanno una scadenza?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim"> Si. Gli attestati rilasciati al termine del corso HACCP hanno una validità di 5 anni, dopodichè devono essere rinnovati seguendo un corso di aggiornamento di 4 ore (per gli addetti) o di 8 ore (per i Titolari e i Responsabili del piano di autocontrollo). </div></div>
<div class="su-spoiler su-spoiler-style-fancy su-spoiler-icon-plus-circle su-spoiler-closed" data-scroll-offset="0" data-anchor-in-url="no"><div class="su-spoiler-title" tabindex="0" role="button"><span class="su-spoiler-icon"></span><strong>Dove posso trovare altre informazioni?</strong></div><div class="su-spoiler-content su-u-clearfix su-u-trim"> E&#8217; possibile <a href="http://www.foodscience.it/contatti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">contattarci</a> in ogni momento o lasciare un commento qui sotto. In fondo siamo qui per questo! </div></div>
</div>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Pesce crudo abbattuto: cosa scrivere nel menù?</title>
		<link>https://www.foodscience.it/pesce-crudo-abbattuto-cosa-scrivere-nel-menu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[FoodScience]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 19:52:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[anisakis]]></category>
		<category><![CDATA[menu]]></category>
		<category><![CDATA[pesce crudo]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti della pesca]]></category>
		<category><![CDATA[ristorazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Se si vuole somministrare pesce crudo abbattuto, quali sono le indicazioni da riportare nel menù? E&#8217; necessario specificare che si tratta di &#8220;pesce congelato&#8221; così trattato per eliminare il rischio di Anisakis o si può indicare come &#8220;pesce fresco&#8221;? I prodotti della pesca (pesci pinnati e molluschi cefalopodi) da consumare crudi o praticamente crudi devono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><img decoding="async" class="wp-image-466 size-medium alignleft" style="margin-bottom: 20px;" src="http://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/food-1070688_1920-300x201.jpg" alt="pesce crudo abbattuto" width="300" height="201" srcset="https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/food-1070688_1920-300x201.jpg 300w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/food-1070688_1920-768x514.jpg 768w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/food-1070688_1920-1024x685.jpg 1024w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/food-1070688_1920-180x120.jpg 180w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/food-1070688_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Se si vuole somministrare pesce crudo abbattuto, quali sono le indicazioni da riportare nel menù? E&#8217; necessario specificare che si tratta di &#8220;pesce congelato&#8221; così trattato per eliminare il rischio di Anisakis o si può indicare come &#8220;pesce fresco&#8221;?</h2>
<p><br style="clear: both;" />I prodotti della pesca (<a href="http://www.foodscience.it/anisakis-nei-crostacei">pesci pinnati e molluschi cefalopodi</a>) da consumare crudi o praticamente crudi devono essere preventivamente sottoposti a un trattamento di bonifica in grado di eliminare il rischio di trasmissione di <em>Anisakis</em>. Secondo le indicazioni fornite dal Regolamento CE n.583/2004, un trattamento sufficiente ad assicurare la sicurezza di questi prodotti è quello di abbattere il pesce crudo ad almeno -20°C e successivamente mantenerlo a questa temperatura per almeno 24 ore.  <strong>E&#8217; pertanto opportuno specificare in menù che si tratta di pesce crudo abbattuto</strong>.</p>
<p>Diversamente da quanto avviene per i prodotti ottenuti a partire da materie prime congelate o surgelate, i quali devono essere opportunamente segnalati in menù per non incorrere, secondo un orientamento giurisprundenziale ormai consolidato, nel <strong>reato di tentata frode in commercio</strong> secondo l&#8217;art. 515 del Codice Penale (vedi, fra le altre, la <a href="http://www.dirittoegiustizia.it/allegati/15/0000062777/Corte_di_Cassazione_sez_III_Penale_sentenza_n_44643_13_depositata_il_5_novembre.html" target="_blank">sentenza n. 44643/13 della Corte di Cassazione, sez. III Penale</a>), non esiste una precisa prescrizione normativa sulle modalità di indicazione in menù dei prodotti abbattuti all&#8217;interno dell&#8217;attività.<span id="articleText"></span></p>
<blockquote><p><strong>Art. 515 Codice Penale. Frode nell&#8217;esercizio del commercio.</strong></p>
<p>Chiunque, nell&#8217;esercizio di un&#8217;attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all&#8217;acquirente una cosa mobile per un&#8217;altra, ovvero una cosa mobile [c.c. 812; c.p. 624], per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065.</p></blockquote>
<p class="tit_art">Per quanto riguarda, nello specifico, il pesce crudo abbattutto per eliminare il rischio di anisakiosi nel consumatore, la Federazione Italiana Pubblici Esercizio (FIPE), recependo quanto indicato dal Ministero della Salute con circolare del 17/02/2011, suggerisce di contrassegnare in menù il pesce crudo abbattuto con la dicitura seguente:</p>
<blockquote>
<p class="tit_art">il pesce destinato ed essere consumato crudo o praticamente crudo è stato sottoposto a trattamento di bonifica preventiva conforme alle prescrizioni del Regolamento CE 853/2004, allegato III, sezione VIII, capitolo 3, lettera D, punto 3</p>
</blockquote>
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		<title>Anisakis nei crostacei: è obbligatorio abbatterli?</title>
		<link>https://www.foodscience.it/anisakis-nei-crostacei/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[FoodScience]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2016 18:07:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[anisakis]]></category>
		<category><![CDATA[crostacei]]></category>
		<category><![CDATA[pesce crudo]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti della pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; possibile riscontrare larve di Anisakis nei crostacei? Un ristorante che intenda somministrare crostacei crudi, deve preventivamente sottoporli a trattamento di bonifica? L&#8217;Anisakis è un nematode che utilizza tipicamente mammiferi marini, uccelli piscivori, rettili e pesci come ospiti definitivi. Sebbene sia possibile riscontrare Anisakis nei crostacei planctonici e bentonici (ospiti intermedi contenenti larve di terzo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><img decoding="async" class="alignleft wp-image-783 size-medium" style="margin-bottom: 20px;" src="http://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/shrimp_800x533-300x200.jpg" alt="anisakis nei crostacei" width="300" height="200" srcset="https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/shrimp_800x533-300x200.jpg 300w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/shrimp_800x533-768x512.jpg 768w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/shrimp_800x533-180x120.jpg 180w, https://www.foodscience.it/wp-content/uploads/2016/02/shrimp_800x533.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />E&#8217; possibile riscontrare larve di Anisakis nei crostacei? Un ristorante che intenda somministrare crostacei crudi, deve preventivamente sottoporli a trattamento di bonifica?</h2>
<p><br style="clear: both;" />L&#8217;<em>Anisakis</em> è un nematode che utilizza tipicamente mammiferi marini, uccelli piscivori, rettili e pesci come ospiti definitivi. Sebbene sia possibile riscontrare <em>Anisakis</em> nei crostacei planctonici e bentonici (ospiti intermedi contenenti larve di terzo livello), sono i pesci i principali vettori di trasporto delle larve infettive.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;obbligo di abbattere i crostacei crudi somministrati dalla ristorazione, la risposta va ricercata all&#8217;interno del Regolamento CE n. 853/2004. Nella prima stesura il citato Regolamento estendeva l&#8217;obbligo di congelare a una temperatura non superiore a -20°C in ogni parte della massa per una durata minima di 24 ore <strong>tutti i prodotti della pesca</strong>, sia di acqua dolce che marina, da consumare crudi o praticamente crudi (come per esempio le marinature), con l&#8217;esclusione dei molluschi bivalvi (cozze, ostriche e similari), echinodermi (ricci di mare), tunicati e gasteropodi immessi vivi sul mercato. Tutto con il preciso scopo di eliminare il rischio di trasmissione di parassiti, fra cui appunto l&#8217;<em>Anisakis</em>.</p>
<p>Vale la pena precisare che per prodotti della pesca, si intendono tutti gli animali marini o di acqua dolce (ad eccezione dei molluschi bivalvi vivi, echinodermi vivi, tunicati vivi e gasteropodi marini vivi e di tutti i mammiferi, rettili e rane), selvatici o di allevamento, e tutte le forme, parti e prodotti commestibili di tali animali, secondo la definizione di cui all&#8217;Allegato I punto 3.1 dello stesso Regolamento CE n. 853/2004. Quindi, crostacei inclusi.</p>
<p>Tuttavia, tenuto conto anche del parere scientifico espresso dall&#8217;<a href="http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/biohaz100414" target="_blank">EFSA nel 2010</a>  sulla valutazione dei rischi dovuti alla presenza di parassiti nei prodotti ittici, con il Regolamento UE n. 1276/2011 (recante modifiche all&#8217;Allegato III del Regolamento CE n. 853/2004), la sezione relativa ai parassiti nei prodotti della pesca è stata modificata. Per cui attualmente i prodotti della pesca da consumare crudi o praticamente crudi che devono essere sottoposti a preventivo trattamento di bonifica (almeno -20°C per almeno 24 ore) per prevenire il rischio di parassitosi sono <strong>unicamente i prodotti della pesca derivati da pesci pinnati e da molluschi cefalopodi</strong> (seppie, totani, calamari, polpo e similari). Si sottolinea che il trattamento di bonifica continua ad applicarsi sia ai prodotti di mare che a quelli di acqua dolce. Come sottolineato anche dal Decreto del 17 Luglio 2013 recante le informazioni obbligatorie a tutela del consumatore da esporre in pescheria.</p>
<p>La possibilità di riscontrare larve di <em>Anisakis</em> nei crostacei comunemente consumati non è ritenuta al momento rilevante. Pertanto i crostacei somministrati crudi sono esonerati dall&#8217;obbligo di bonifica.</p>
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